Fiume Tanaro - Il Tanaro
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   Il Tanaro autore: Tommasino Masella
Il Tànaro (in brigasco Tana, in piemontese Tane o Tani), è il 2° fiume più importante del Piemonte dopo il Po (del quale è anche principale affluente di destra) e uno dei maggiori d'Italia in quanto 6° per lunghezza (276 Km) dopo Po, Adige, Tevere, Adda e Oglio e ben 4° per ampiezza del bacino idrografico (8.324 km²) dopo Po, Tevere e Adige.
Il Tanaro nasce all'estremità meridionale del Piemonte, al confine con la Liguria, sulle Alpi Liguri dal Monte Saccarello (2201 m) con il nome di Tanarello, e scorre per una decina di km (di cui i primi 4 km in territorio piemontese e al confine con la Liguria ed i restanti in territorio ligure), in una valle dai connotati tipicamente alpini. Giunto a 4 km a monte dell'abitato di Ponte di Nava (frazione di Ormea), riceve da sinistra l'apporto del Negrone, torrente che nasce invece dalla Punta Marguareis (2651 m) in territorio piemontese.

Da questa confluenza il corso d'acqua raddoppia di dimensioni e cambia nome diventando Tanaro dirigendosi verso nord-est come spumeggiante torrente alpino in una valle stretta e boscosa, fungendo per alcuni km da confine tra Piemonte e Liguria. Una volta bagnato Ponte di Nava e ricevuto da destra il Rio Nava, il fiume entra definitivamente in territorio piemontese giungendo presso il comune di Ormea (CN) dove riceve da sinistra il Rio Armella.

La portata d'acqua in questo tratto subisce alcuni cali a causa di prelievi artificiali (la media annua è di c. 6,9 m³/s).

Più a valle, dopo aver bagnato il comune di Garessio (CN) ricevendo rispettivamente da sinistra il Rio Inferno e da destra il Rio Malsangua, il fiume prende poi a scorrere per qualche Km in un'ampia conca pianeggiante contornata dalle cime delle Alpi Liguri raggiungendo in breve il comune Bagnasco (CN), dove un suggestivo ponte medievale di pietra lo scavalca. La sua portata è ora di 9,1 m³/s.

Da qui la valle si stringe nuovamente e il fiume devia bruscamente verso nord-ovest entrando nel suggestivo tratto ingolato delle Strette di Ceva.

Terminate le gole il fiume bagna la cittadina di Ceva (CN) ricevendo da destra il torrente Cevetta.

Da questo punto in poi il fiume placa la sua corsa perdendo parte dei suoi connotati torrentizi, l'aspetto alpino della valle muta essendo lo stesso fiume oramai giunto a lambire il complesso collinare delle Langhe.

Da qui il fiume prosegue dunque verso nord creandosi a fatica un varco fra aspri rilevi collinari raggiungendo il centro di Castellino Tanaro (CN) con una portata media di 12,40 m³/s.

In questo tratto il suo letto si incassa profondamente tra i rilievi delle Langhe e l'Altopiano Monregalese, divagando in modo molto irregolare e creando, ora su una ora sull'altra sponda, suggestivi calanchi di erosione. Muta anche il colore delle sue acque (sino qui trasparenti) ora limacciose a causa della natura argillosa dei terreni della valle.

Giunto a Lesegno (CN) riceve il primo importante affluente di sinistra: il torrente Corsaglia (media 9 m³/s) dopodiché, sbarrato da una diga cede, tutta la sua portata per scopi idroelettrici, rimanendo completamente asciutto per circa 1 km.

Recuperata la portata d'acqua, un'altra diga nei pressi di Niella Tanaro (CN) prosciuga nuovamente il fiume per qualche chilometro.

A Bastia Mondovì (CN) (portata media annua di 29 m³/s), un'altra diga sottrae nuovamente tutta l'acqua al fiume per alcuni chilometri. Nello stesso tempo giungono al fiume vari affluenti tra i quali l'Ellero (media 7 m³/s), il Pesio (media 10 m³/s) e il Mondalavia che vanno ad incrementare il volume d'acque del Tanaro.

A Clavesana (CN) il fiume subisce l'ennesima notevole perdita d'acqua per ben due volte nel giro di pochi km: prima viene quasi prosciugato per rifornire un canale che alimenta il cotonificio, dopodiché, riacquistata l'intera portata d'acqua tramite una grossa bocca di scarico, viene nuovamente sbarrato poche centinaia di metri a valle da una grossa diga a paratie per alimentare un canale irriguo che gli ruba nuovamente quasi tutta la sua portata. Per alcuni km il suo letto ritorna pressoché asciutto.

Stesso scenario si ripresenta più a valle svariate volte come nei pressi di Farigliano (CN), dove il fiume ha ora una portata media annua di 38,70 m³/s, per un breve tratto a Monchiero (CN), fino alla confluenza del torrente Rea (media 1,7 m³/s), e, ancora più a valle, a Narzole (CN) dove l'acqua viene trattenuta da una grossa diga. Nonostante il massiccio utilizzo delle sue acque il Tanaro assume sempre più le caratteristiche di fiume vero e proprio, proseguendo verso nord con andamento sinuoso e allargando sempre più il proprio letto.

Giunto a Cherasco (CN) con una portata media annua di 41 m³/s, il fiume piega verso est e si unisce con la Stura di Demonte, fiume assai ricco d'acque (media 47 m³/s), suo principale tributario di sinistra (111 km).

Da qui in poi il Tanaro cambia aspetto con la sua valle che diviene molto ampia (anche 3-4 km) e il suo letto si allarga notevolmente diramandosi talvolta in vari bracci secondari; la portata idrica raddoppia toccando gli 85 m³/s; in questo tratto il fiume bagna Pollenzo (CN) e, sbarrato dall'ennesima diga, va ad alimentare il Canale di Verduno.

Giunto ad Alba il Tanaro riceve sia da destra che da sinistra l'apporto di modesti torrentelli: il Rio della Gera, il Mellea e il Riddone provenienti dalle alture del Roero, il Talloria (1,8 m³/s), il Cherasca (0.7 m³/s) e il Seno d'Elvio, provenienti invece dalle Langhe.

Proseguendo con ampio letto ciottoloso il fiume giunge ad Isola d'Asti entrando così nel Monferrato (e in provincia di Asti): qui attraversa la periferia sud della città di Asti ricevendo da sinistra il Borbore (5 m³/s) e la Versa (2 m³/s), corsi d'acqua drenanti tutta la porzione monferrina del bacino.

In breve poi bagna i centri di Castello di Annone (AT) e Rocchetta Tanaro (AT), dopodiché entra in provincia di Alessandria lambendo i comuni di Masio (dove riceve da destra il torrente Tiglione) e Felizzano (AL), dove un'ultima grossa diga sfrutta le sue acque, iniziando così il suo corso di pianura chiuso tra due alti argini.

Presso Villa del Foro (AL) giungono da destra gli apporti prima del Belbo (86 km e media annua di 6 m³/s) e del Canale Carlo Alberto (che drena una piccola parte delle acque della Bormida) dopodiché si appresta ad attraversare pesantemente canalizzato la città di Alessandria, con una portata media annua di circa 100 m³/s, ricevendo anche l'ultimo seppur esiguo tributario di sinistra: il Rio Nuovo di Loreto.
Giunto a Pavone (AL), qualche chilometro a valle della città di Alessandria, il fiume lambisce le ultimi propaggini del Monferrato creando uno scenario molto suggestivo fatto di aspri muraglioni di erosione in sponda sinistra, lanche, ampie golene alberate, campi coltivati in sponda destra.

Qui il Tanaro riceve il suo maggior affluente di destra: la Bormida (154 km e 40 m³/s di media annua) che, esclusa una piccola porzione a ovest del suo alto bacino in provincia di Savona, drena quasi tutta la parte appenninica del suo ampio bacino.

Dopo quest'ultima confluenza il modulo medio annuo del fiume aumenta nuovamente raggiungendo valori tra i più importanti tra gli affluenti del Po (131,76 m³/s), paragonabili quasi a quelli dell'Oglio e secondi solo a quelli di Ticino, Adda, tutti fiumi peraltro di provenienza alpina.

Dalla confluenza il fiume prosegue pigramente con ampi meandri, lambendo i piedi della collina di Montecastello (AL). Siamo oramai in aperta pianura, anche se il fiume sembra quasi non voler "abbandonare" del tutto i rilievi monferrini, continuando ostinatamente a lambirli in sponda sinistra. Qui diventa navigabile sino alla foce da piccole imbarcazioni (tranne che in estate).

Infine, lambito il comune di Rivarone (AL) il Tanaro passa sotto il ponte di Bassignana (AL) e con un ultimo sforzo copre l'ultimo km di corso per poi sfociare nel Po, senza riuscire immediatamente a confondere le sue acque limacciose con quelle grigio-verdognole di quest'ultimo.

Il Tanaro si differenzia da tutti gli altri affluenti del Po essendo caratterizzato da un regime complesso, praticamente a metà strada tra i connotati dei fiumi alpini e di quelli appenninici, essendo proprio il suo bacino distribuito in parte sulla catena alpina e in parte su quella appenninica.
Il fiume presenta infatti due picchi massimi di piena durante l'anno (tarda primavera e autunno) con quello tardo-primaverile maggiore di quello autunnale (caratteristica comune ai fiumi alpini) e due picchi di magra (estate e inverno) con quello estivo assai più accentuato di quello invernale (come avviene invece per i fiumi appenninici).
In ogni caso il bacino del Tanaro è molto vasto e presenta quindi caratteristiche idrologiche spesso assai differenti a seconda dei vari tratti del suo corso:
1° Tratto: sorgente (Alpi Liguri) - Ceva (CN)
In questo tratto, il fiume ha un regime pressoché alpino, con ricche portate nella tarda primavera per lo scioglimento delle nevi sulle Alpi Liguri e magre estive e invernali. Le differenze tra portata di piena e di magra non risultano eclatanti.
2° Tratto: Ceva (CN) - Cherasco (CN)
In questa porzione invece il regime del Tanaro diventa pluvio-nivale con valori massimi di portata in autunno (a causa delle forti precipitazioni che in questo periodo interessano l'altopiano monregalese e in particolare le Langhe) e in primavera (per lo scioglimento delle nevi) con il picco primaverile leggermente maggiore di quello autunnale.
Le magre invece seguono l'andamento tipico dei fiumi appenninici, con la magra estiva assai più marcata di quella invernale.
3° Tratto: Cherasco (CN) - foce nel Po (AL)
In questa ultima porzione il fiume, pur incrementando notevolmente la portata, presenta un regime pluvio-nivale ancor più accentuato con 2 picchi di piena annui:
Autunnale (ottobre-novembre), dovuto maggiormente agli apporti del tratto medio-alto sopraccitato del fiume e dai tantissimi torrenti e ruscelli provenienti dai rilievi di Langhe, Roero e Monferrato (Rio della Gera, Mellea, Riddone, Talloria, Cherasca, Seno d'Elvio, Borbore, Versa, Tiglione…), interessati in questo periodo da forti precipitazioni.
Nel breve tratto finale da Alessandria alla foce nel Po le piene autunnali sono ancora più frequenti ed imponenti a causa dell'ulteriore apporto del Belbo e soprattutto della Bormida (entrambi fiumi a carattere pluviale, con bacini disposti quasi totalmente sui terreni altamente impermeabili di Langhe e alto Monferrato).
Tardo Primaverile (maggio-giugno), è molto più elevato di quello autunnale (riesce anche a raggiungere valori di 300-400 m³/s) ed è in gran parte dovuto all'apporto dei fiumi monregalesi e soprattutto a quello assai consistente della Stura di Demonte in seguito allo scioglimento delle nevi dal Colle della Maddalena. Accentuatissime magre si hanno invece in inverno (dicembre-febbraio) e soprattutto in agosto dove, specialmente nel tratto a valle della confluenza con la Stura di Demonte, la portata si riduce quasi ad un 1/4 della media annua, ancora una volta come nei fiumi appenninici.