Fiume Liri - Fiume Liri - Dalla Sorgente alla Foce
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  Il  Fiume Liri Tratti e zone
   Fiume Liri - Dalla Sorgente alla Foce autore: Comune di Civitella Roveto
Immagine: Dove il liri diventa Garigliano
Foto di: google maps
Il Fiume Liri

Fiume dell’Italia Centrale, il Liri sgorga a 1108 metri d’altezza sul livello del mare, alle pendici di Cappadocia, comune in provincia dell’Aquila.
Bagnato il comune di Castellafiume, a Capistrello il Liri alimentava due centrali idroelettriche: una si chiamava Karai, l’altra ‘Officina di Torlonia’. Della prima, purtroppo, non si hanno notizie, della seconda, invece, si sa che fu costruita negli ultimi decenni dell’800, e che, alimentata anche dalle acque della Conca del Fucino, giunte, dall’ormai prosciugato Lago omonimo, che si estendeva per ben 165 Kmq, e di una profondità massima di 22 metri, terzo lago italiano per estensione dopo il Lago di Garda ed il Lago Maggiore, dall’emissario di Torlonia: galleria sotterranea, lunga pressappoco 5,5 Km, che sbocca all’altezza della frazione capistrellana di Pescocanale, e compiuta nel 1876, in 22 anni di lavoro, permetteva la pesca di trote, gamberi ed anguille.
Di quelle due centrali idroelettriche oggi sono visibili solo i ruderi, mentre dell’emissario del Fucino, ripristinato dal duca Alessandro Torlonia, è perfettamente ancora visibile l’opera romana, eseguita, su progetto di Cesare, dall’imperatore Claudio tra il 41 ed il 52 d.C, a regolamentazione delle acque del Lago, ed oggi considerata una delle più grandi realizzazioni dell’ingegneria antica.
Lungo lo scorrere, il Liri percorre, nella sua interezza, la Valle Roveto abruzzese, prima di giungere nella territorialità laziale, bagnando, per ordine, dopo Capistrello, i comuni di Canistro, Civitella Roveto, Civita d’Antino, Morino, San Vincenzo Valle Roveto, e Balsorano, continuando a ricevere affluenti. I più rilevanti sono: il Rialza all’altezza di Pescocanale, il Rio Sparto presso Canistro Inferiore, il Mola di Meta presso Civitella Roveto, ed il Torrente dello Schioppo all’altezza di Morino.
In questo abruzzese tratto tortuoso, tra alvei stretti e rigogliosi, larghi e sabbiosi, il fiume è convogliato in tre gallerie artificiali: la prima da Cappadocia a Canistro, la seconda da Canistro a Morino, la terza da Morino a Balsorano.
La seconda, in particolar modo, ha origine dall’unico sbarramento della Valle Roveto, ancora in funzione, di raccolta del Liri: ‘la Presa’.
Questa diga, per mezzo di una galleria sotterranea, alimenta una delle tre centrali elettriche di Morino; le altre due, da anni presenti nel comune stesso, opere dell’Unione Nazionale Esercizi Elettrici (UNES), utilizzano le acque della Riserva Naturale ‘Zompo lo Schioppo’ per produrre elettricità.
Inoltre, le acque della ‘Sorgente della Sponga’, oggi raccolta, analizzata ed imbottigliata, hanno alimentato, per circa un secolo, una cartiera a Canistro, ora non più in funzione.
Giunto nella piana di Sora, in provincia di Frosinone, dopo averla attraversata tutta, il fiume Liri, ricevuto l’affluente Fibreno, a San Domenico, viene a realizzare due cascate all’altezza di Isola del Liri.
Specialmente quella al centro del paese, detta “La Grande Cascata”, di modesta ampiezza ed alta poco più di 25 metri, è di una naturale freschezza e splendore che spesso è accompagnata da una mezza volta di arcobaleno.
Non mancano, anche in questo stralcio di terra, centrali elettriche, ma da qui in poi, la forza-lavoro viene ad assumere uno sviluppo molto più rilevante e consistente.
Stabilimenti per la fabbricazione di carta, cartoni, cellulosa, feltri di cartiere, tessuti di lana, paste alimentari, trainavano un’elevata crescita industriale e commerciale. Dagli anni ’70, però, molti d’essi sono venuti a chiudere, per via di una mancata modernizzazione degli impianti, ma anche a causa di un generale declino dell’industria cartaria in Italia, in quel periodo.
Attualmente, lo sviluppo sembra tornato a crescere.
Abbandonata Isola del Liri, il fiume viene a bagnare, prima il paese di Anitrella, alimentandone una centrale elettrica, e poi il paese di Fontana Liri, alimentando, anche qui, una centrale di produzione di corrente elettrica.
A Ceprano, ancora una volta, il Liri viene raccolto in tre dighe, percorre una condotta forzata, salta 50 metri, alimenta la più importante centrale elettrica di quella vallata, poi una cartiera, e ancora dopo uno stabilimento di cellulosa.
Passato anche Ceprano, dopo aver percorso 80 Km, il fiume riprende a scorrere tra pioppi e canneti, tra declivi e vigneti, tra monti e faggi, e riceve il suo maggior affluente: il Sacco (antico Teretum o Trerus), giunto dai monti Prenestini, lungo la catena dei Lepini, formando il lago omonimo.
A San Giovanni Incarico, il fiume riceve un ulteriore sbarramento di una diga, per convogliare l’acqua alle centrali elettriche di Pontefiume e Pontecorvo. Poi, serpeggia tra i campi per sfociare sul Lido di Minturno, oltre i monti Aurunci, situati nella parte meridionale del Lazio, immediatamente sopra la fascia costiera tirrenica, a cavaliere delle province di Latina e Frosinone.
Ai confini della provincia di Frosinone, riceve l’affluente del Melfa, del quale il geografo greco Strabone (64 a.C. – circa 24 d.C.) lo descrisse come un “grande fiume” (mègas potamòs), probabilmente riferendosi ad esso vedendolo nei pressi di Roccasecca dove il letto fluviale assume la sua grandezza maggiore.
Poi, il Liri riceve l’affluente del Rapido, chiamato dallo Stradone "alium", che vuol dire ‘un altro’, ed è, per antonomasia, il fiume di Sant’Elia, chiamato così dal gennaio dell’anno 963 quando, in un documento pergamenaceo stilato all’epoca, fra i principi Longobardi di Capua e l’Abbazia benedettina di Montecassino, il toponimo-aggettivo "rapidu", usato nei documenti d’epoca sin dall’VIII secolo, divenne nome proprio. Prima di allora, nessun nome lo indicava precisamente.
Ed, in ultimo, il Liri s’ingrossa del fiume Gari, all’altezza di S. Angelo in Theodice.
Quast’ultimo lo obbliga a perdere il nome ed ad assumerne un altro, quello di Garigliano.
Con questo, percorsi circa 180 Km, segnando il confine tra Lazio e Campania, il Liri (anticamente chiamato Clanis, poi Liris) finisce in mare.
Da Dante Alighieri a Paolo Diacono, da D’Annunzio a Sir Henry O’Hare, le acque del Liri sono state descritte di colore ‘Verde’, di un verde cupo, probabilmente per via della vegetazione che faceva vivere al suo canto e nel suo scorrere.
Dopotutto, la parola Liri, deriva dal latino ‘viridis’, che vuol dire ‘verde’.
L’importanza fluviale di questo corso d’acqua è stata riconosciuta a livello nazionale, tanto è vero che è stato istituito, a sua tutela, un’Autorità di bacino denominata Liri-Garigliano e Volturno, con sede in Napoli.
L’Autorità di bacino interessata comprende la provincia di Frosinone, parte della provincia de L’Aquila e, seppure in modo marginale, le province di Latina e Caserta.
Un ufficio tecnico è stato poi previsto a Cassino, a svolgere compiti di rilevamento e supporto operativo alle stesse, poiché baricentricalmente situato in ragione della totale lunghezza del corso d’acqua.
Questo intervento, frutto anche dell’esigenza del decentramento amministrativo delle istituzioni pubbliche avviato da qualche anno per avvicinarsi, politicamente ed organizzativamente, ai cittadini, ha ben chiari tre distinti obiettivi di carattere logistico, tecnico ed amministrativo:
Prevenire e reprimere gli abusi in materia di opere idrauliche; in materia di emungimenti di corsi d’acqua pubblici e dal sottosuolo; in materia di frane ed instabilità dei versanti; in materia di inquinamento delle acque; in materia di assetto urbanistico dei territori contermini alle aste fluviali principali; in materia di estrazione di materiale litoide dagli alvei di fiumi e torrenti. Necessità di condurre, tematiche di studio e programmazione in modo unitario e mirato alla risoluzione di particolari e ben determinati problemi, ad esempio, quello dello "scolmatore di piena di Isola del Liri", opera di rilevante respiro ingegneristico, dettata dalla necessità di far bypassare l’abitato di Isola del Liri ai transiti di portata eccedenti determinati volumi idrici di piena che provengono da monte. tutela e salvaguardia del territorio, qualora, come sovente accade, contingenti e particolari situazioni di pericolo e di urgenza richiedano l'adozione di tempestivi e rapidi interventi di ripristino e rafforzamento statico delle strutture naturali ed artificiali risultate danneggiate da eventi imprevedibili e disastrosi
* Esigenza, molto sentita dalle popolazioni locali e dagli organi istituzionali cui spetta in modo più o meno esteso il controllo delle aree di competenza, di interloquire direttamente con una Autorità di bacino presente e vicina allo stesso territorio oggetto di tutela e di regolamentazione.
COMUNE DI CIVITELLA ROVETO
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